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CENNI STORICI e CULTURALI

testo di Fernand Paul Meyer

  1. Introduzione
  2. L'area culturale tibetana
  3. Re, conquistatori e missionari buddisti (VII-IX secolo)
  4. Un Buddhismo carico di storia
  5. Crepuscolo dinastico e rinascita del Buddhismo (IX-XII secolo)
  6. Buddhismo e arte sacra
  7. Prelati e protettori stranieri (XIII-XVI secolo)
  8. Il Tibet dei Dalai Lama (XVII-XX secolo)
  9. L'arte profana

INTRODUZIONE

Il Tibet rimase per molto tempo un mito geografico per il grande pubblico occidentale. Lo s’immaginava come un altopiano inospitale, spazzato dai venti e dalla neve, separato dal mondo da formidabili barriere montuose. Al mistero dell'inaccessibile si aggiungeva il fascino dell'altitudine.L'elevazione topografica del “tetto del mondo” presuppose la conseguente elevatezza di vedute dei suoi abitanti. Lo s’immaginò popolato quindi di ’saggi’ e di ‘mistici’, fluttuanti fra terra e cielo nel rapimento dell'estasi o immersi in profonde meditazioni in fondo alle grotte. Mistero e magia furono due luoghi comuni senza i quali il Tibet in quel periodo non poteva essere presentato sulle copertine dei libri o nei manifesti delle conferenze. Quando la realtà tibetana fece di colpo irruzione sulla scena internazionale negli anni cinquanta, si rivelò del tutto diversa, ben più prosaica, quasi drammatica. Nonostante ciò, essa merita sempre il nostro interesse. Contrariamente a quanto si credeva, il Tibet era stato aperto alle civiltà vicine per molti secoli, trattenendo con loro scambi materiali e culturali. La sua civiltà si era sviluppata negli ambienti naturali più diversi non solo nell'arido altopiano. La temperatura media annuale di Lhasa (9.8°) supera di due gradi quella di Monaco, e i peschi vi fioriscono a partire dai primi giorni di aprile. Infine, se per ogni tibetano il sentimento religioso faceva parte della quotidianità, la grandissima maggioranza di loro era dominata dalle necessità materiali della vita, persino della sopravvivenza, in un ambiente difficile.

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