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CENNI STORICI e CULTURALI
testo di Fernand Paul Meyer
- Introduzione
- L'area culturale tibetana
- Re, conquistatori e missionari buddisti (VII-IX secolo)
- Un Buddhismo carico di storia
- Crepuscolo dinastico e rinascita del Buddhismo (IX-XII secolo)
- Buddhismo e arte sacra
- Prelati e protettori stranieri (XIII-XVI secolo)
- Il Tibet dei Dalai Lama (XVII-XX secolo)
- L'arte profana
L'AREA CULTURALE TIBETANA
La cultura tibetana ha prosperato su una vasta area geografica (3.800.000 kmq circa) che supera di gran lunga le frontiere dell'attuale regione autonoma del Tibet (fondata nel 1965) e include le regioni tibetane delle province di Gansu, di Qinghai, di Sichuan e di Yunnan ad est, così come le alte vallate himalayane a sud, dal Ladakh fino al Bhutan. Quasi ovunque la configurazione geografica è segnata da elevate altitudini, con una media intorno ai 4500 metri, e con un rilievo montuoso dalle proporzioni spesso grandiose. Le scoperte archeologiche, ancora limitate, documentano la presenza umana sull'altopiano tibetano a partire almeno dal medio paleolitico, circa 50.000 anni fa. Gli storiografi cinesi considerano i tibetani del VII secolo, che si erano da poco unificati in un potente reame, come un ramo dei Qiang, un antico popolo ai confini nord-ovest della Cina che si era progressivamente stabilito lungo le sue province occidentali. Infatti, le popolazioni (circa sei milioni) che appartengono all'area culturale tibetana sono evidentemente d’origini diverse: alcune, in un primo tempo considerate come straniere, furono poi assimilate con il passare del tempo, grazie anche ai numerosi movimenti migratori avvenuti nel corso dei secoli. La grande estensione geografica, l'altitudine e gli spazi disabitati hanno ulteriormente accentuato la diversità fra le varie regioni.
Le popolazioni così dette tibetane si ripartiscono in due grandi categorie secondo i diversi habitat ed i modi diversi di vita: gli allevatori nomadi e gli agricoltori sedentari. I primi praticano l'allevamento estensivo degli yak, dei montoni e delle capre da cui ricavano l'essenziale per la loro sussistenza, sia sull'altopiano del nord e dell'ovest, così come nelle steppe d'altura che separano le regioni agricole situate nelle valli meridionali e orientali. Gli agricoltori, che rappresentano la grande maggioranza della popolazione, ricorrono generalmente a un tipo di produzione mista che associa l'allevamento alla coltivazione dell'orzo (alimento base), del grano, dei piselli e del grano saraceno. Essi coltivano anche del mais, del miglio o del riso, quando il clima lo consente. Sono tuttavia essenzialmente la lingua e la religione, ma anche certi tratti sociali e psicologici che definiscono l'area della cultura tibetana e le conferiscono unità. Nella sua struttura e nel suo vocabolario il tibetano è imparentato con il birmano, in seno alla famiglia delle lingue tibetobirmane, che, a loro volta, si ricollegano ad un vasto gruppo detto 'sino-tibetano'. Ai numerosi dialetti le cui caratteristiche possono essere abbastanza accentuate da creare tra loro una reciproca comprensione, si è sovrapposta, dopo l'introduzione della scrittura nel VII secolo, una lingua letteraria legata al Buddhismo che diventa una lingua franca in uso da un'estremità all'altra dell'area tibetana. La religione, non soltanto il Buddhismo tibetano ma anche le sue espressioni popolari, ha ugualmente contribuito in quanto tale all'unità di quest’area culturale. Infine il Tibet ha esportato la sua cultura dotta, con il Buddhismo, al di là delle sue frontiere: verso certe popolazioni tibeto-birmane al sud e soprattutto verso i mongoli al nord.
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Membro fondatore della Gaden Jangtse Federation - Europe
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His Holyness,
the Dalai Lama
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