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CENNI STORICI e CULTURALI

testo di Fernand Paul Meyer

  1. Introduzione
  2. L'area culturale tibetana
  3. Re, conquistatori e missionari buddisti (VII-IX secolo)
  4. Un Buddhismo carico di storia
  5. Crepuscolo dinastico e rinascita del Buddhismo (IX-XII secolo)
  6. Buddhismo e arte sacra
  7. Prelati e protettori stranieri (XIII-XVI secolo)
  8. Il Tibet dei Dalai Lama (XVII-XX secolo)
  9. L'arte profana

Re, conquistatori e missionari buddisti (VII-IX secolo)

Il Tibet entra nella storia a partire dall'inizio del VII secolo, quando un sovrano della valle di Yarlung, al sud del Tibet centrale ingrandisce il suo dominio e ottiene l'alleanza dei signori vicini. Quest’espansione acquista un'ampiezza considerevole con suo figlio Songtsen Gampo (morto nel 649), nel quale la tradizione autoctona vede il vero fondatore dello Stato tibetano e delle sue istituzioni. Si trattava di una monarchia feudale nella quale i poteri del re erano limitati dai potenti vassalli che possedevano vasti fondi e partecipavano al governo dello Stato. Songtsen Gampo conquistò il regno straniero di Shang shung ad ovest del Tibet centrale, fece incursione a sud dell'Himalaya e venne a minacciare i confini occidentali della Cina. Durante i due secoli successivi, i suoi successori dinastici estesero ancora questo dominio alle dimensioni d’impero. I tibetani combatterono fino al Tadjikistan dove le armate arabe partivano alla conquista dell'Asia Centrale, occuparono importanti oasi della via della seta e s’impadronirono anche, per due settimane, della capitale cinese nel 763. Attraverso queste conquiste il Tibet entrò in contatto stretto con civiltà prestigiose. A sud l'India, il Kashmir e la valle di Kathmandu - l'antico Nepal - erano ancora testimonianza dell'apogeo classico che aveva conosciuto l'impero Gupta (320-500). Ad ovest gli stili iraniani e occidentali si mescolavano all'eredità indiana. Quest'ultima era anche particolarmente evidente al nord, nelle oasi della via della seta. Da nord-est e dall'Oriente penetravano lo splendore e la potenza della dinastia dei Tang (618-917) da cui i re tibetani ottennero due principesse in matrimonio. Ovunque, infine, il Buddhismo costituiva una potente spinta culturale. Le necessità amministrative del nuovo stato e i suoi contatti con l'estero condussero all'adozione di un sistema di scrittura. Secondo la tradizione tibetana, è il re Songtsen Gampo che l'avrebbe fatta elaborare a partire da un prototipo indiano con il quale s’introdusse anche la grammatica. Nel mondo indiano all'epoca si scriveva sulla scorza di betulla o su foglie di palma, ma i tibetani conoscevano anche la carta per via dei loro contatti con la Cina. Essi adottarono la tecnica di fabbricazione della carta pur restando fedeli alla presentazione tradizionale dei libri indiani sulle foglie di palma: una pila di foglie lunghe e strette racchiuse dentro due tavolette.
Sempre sotto il regno di Songtsen Gampo il Buddhismo avrebbe cominciato ad introdursi in Tibet sotto l'influenza delle due spose straniere: principesse d’origine cinese e nepalese. Anche se, secondo i documenti antichi Songtsen Gampo non sembra essere stato il devoto buddhista celebrato dalla tradizione successiva, pur tuttavia, dall'inizio del IX secolo, i suoi discendenti gli attribuirono la costruzione del Grande Tempio di Lhasa dove i re avevano stabilito la loro capitale. In effetti, le parti più antiche di questo santuario, qualche incorniciatura di porte in stile nepalese e dei massicci pilastri, potrebbero benissimo risalire al VII secolo.
Il patrocinio da parte dei sovrani nei confronti del Buddhismo non divenne decisivo che sotto il regno di Thisong Detsen (755-797) che ne fece la religione di Stato e fondò la prima comunità monastica tibetana a Samye. A partire da quest’epoca la corte si prese carico delle necessità dei religiosi: monaci o praticanti tantrici laici. Essi furono anche esentati dalle tasse e dagli obblighi militari che incombevano sui sudditi. Più tardi il re diede in donazione ai monaci delle terre e anche delle famiglie di sublocatari per coltivarle. L'influenza del Buddhismo si accrebbe ancora più allorché, a partire dall'inizio del IX secolo, ad alcuni monaci furono attribuiti dei ruoli politici di primo piano, entrando così in competizione con le prerogative tradizionali della nobiltà di cui una parte era ostile alla nuova religione.

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