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CENNI STORICI e CULTURALI
testo di Fernand Paul Meyer
- Introduzione
- L'area culturale tibetana
- Re, conquistatori e missionari buddisti (VII-IX secolo)
- Un Buddhismo carico di storia
- Crepuscolo dinastico e rinascita del Buddhismo (IX-XII secolo)
- Buddhismo e arte sacra
- Prelati e protettori stranieri (XIII-XVI secolo)
- Il Tibet dei Dalai Lama (XVII-XX secolo)
- L'arte profana
Crepuscolo dinastico e rinascita del Buddhismo (IX-XII secolo)
Il peso politico ed economico crescente del monachesimo buddhista provocò un complotto dei nobili che a lui erano contrari. Nell'838 essi assassinarono il re praticante Repachen e lo sostituirono con suo fratello Langdarma che, secondo la tradizione tardiva, avrebbe allora iniziato a sradicare il Buddhismo. In realtà la persecuzione fu probabilmente diretta meno contro il Buddhismo in quanto tale e nel suo insieme, che contro le sue strutture monastiche legate allo Stato. Langdarme fu a sua volta assassinato e i conflitti di successione che ne seguirono fecero perdere alla dinastia di Yarlung il controllo politico e militare del vasto impero che essa aveva creato in Asia. I capi locali si ritagliarono dei domini indipendenti e l'area tibetana si disgregò in territori feudali. Alcuni discendenti della famiglia reale, o delle stirpi nobili che le avevano fornito dei ministri e dei generali, si stabilirono ai confini dell'antico impero dove il Buddhismo si era più o meno mantenuto e dove, in ogni caso, esso restava esposto a dei vicini focolai d’irraggiamento.
Lo stesso accadde alle province sino-tibetane: nel Kham a sud e nel Amdo (attuale provincia di Qinghai) a nord, dove i territori tibetani erano influenzati dal vicino reame tangut di Xixia etnicamente imparentato con loro. I sovrani di questo regno (1036-1227) che inglobava il celebre complesso di templi e monasteri rupestri di Dunhuang, in altri tempi occupati dai tibetani, patrocinarono, in effetti, un’arte buddhista magnifica che si esprimeva altrettanto bene sia nello stile indiano sia in quello della Cina, ed ebbe probabilmente dei legami importanti con il rinascimento tibetano dell'XI e XII secolo. Contemporaneamente all'estremità occidentale dell'antico impero alcuni discendenti della dinastia di Yarlung fondarono, nella seconda metà del IX secolo, un vasto insieme di tre reami comprendenti il Ladakh, contiguo al Kashmir, dove il Buddhismo, in particolare nella sua forma tantrica, era allora fiorente. Questo reame del Tibet occidentale si manterrà, con alterna fortuna, fino all'inizio del XVII secolo.
Secondo la storiografia tibetana, un periodo oscuro di circa 140 anni seguì la caduta della dinastia prima che il Tibet centrale conoscesse una ‘seconda propagazione’ del Buddhismo. Fu necessario reintrodurre l'ordinamento monastico la cui linea di trasmissione, che doveva risalire senza discontinuità fino al Buddha storico, era stata interrotta. D'altra parte le pratiche mistiche e rituali dei Tantra erano state più o meno mantenute dai religiosi secolari nei villaggi e negli eremi, ma, in assenza di un potere centrale che avrebbe vigilato affinché la loro ortodossia si fosse mantenuta, sembrarono aver deviato. S’impose dunque un ritorno alle origini buddhiste. Essendo l'Asia Centrale passata sotto la dominazione musulmana ed essendo il Buddhismo in decadenza in Cina, i tibetani si rivolsero, questa volta, esclusivamente verso l'India. Questo ritorno alle origini fu patrocinato dai sovrani del Tibet occidentale che inviarono dei giovani tibetani, in particolare il celebre Rinchen Zangpo, (958-1055) a raccogliere gli insegnamenti buddhisti nel Kashmir e nel bacino del Gange. Ma fu anche l'opera di individui che, di loro iniziativa, passarono i valichi himalayani verso il Nepal e l’India. Allo stesso tempo, dei maestri indiani, kashmiri e nepalesi vennero ad insegnare nel Tibet. Uno dei primi fra loro fu Atisha (982-1054) che era annoverato allora fra le personalità della prestigiosa università monastica di Vikramashila patrocinata dalla dinastia dei Pala nel nord-ovest dell'India. Nel 1042 egli rispose all'invito dei sovrani del Tibet occidentale, poi andò nel Tibet centrale dove morì lasciando dietro di lui una tradizione di scuola nella quale la pratica dei Tantra era subordinata ad una propedeutica dottrinale graduale e al rigoroso rispetto dei voti monastici.
Contemporaneamente molti tibetani si misero in cerca d’insegnamenti personali di ‘grandi perfetti’ (mahasiddha). Questi, contrariamente alla tradizione più convenzionale rappresentata da Atisha, ripudiavano le speculazioni dottrinali e le regole monastiche per dedicarsi direttamente alle esperienze mistiche dei cicli tantrici più elevati pensando costituissero la via più rapida verso l’illuminazione.
Il Paese delle Nevi raccolse così l'ultima eredità del Buddhismo indiano prima che esso sparisse dalla sua terra di origine sotto l’effetto delle conquiste musulmane alla fine del XII secolo nella piana del Gange, e due secoli più tardi nel Kashmir. La valle di Kathmandu, al riparo da questi scompigli, continuò ad essere un importante focolaio d’irraggiamento buddhista e soprattutto artistico per il Tibet.
La seconda propagazione del Buddhismo si accompagnò ad un'importante attività di traduzione dal sanscrito. S’introdussero non solo nuovi insegnamenti ma ci si volle anche assicurare dell'ortodossia dei testi conservati fin dall'epoca monarchica ricercando le loro origini indiane. Maestri autoctoni riunirono attorno a loro dei discepoli, monaci o tantrici laici secondo il loro indirizzo, ai quali trasmisero gli insegnamenti che essi stessi avevano ottenuto, fondando così delle comunità che, in alcuni casi saranno all'origine di scuole religiose specifiche.
Le modalità di successione al comando di queste scuole erano variabili. Gli abati dei monasteri della scuola Kadampa, ereditaria degli insegnamenti di Atisha, erano in carica per periodi limitati. In altri casi il lignaggio derivato dal fondatore, lignaggio che frequentemente si riteneva discendesse dall'antica nobiltà, trasmetteva al suo interno, di generazione in generazione, la direzione spirituale e ciò che essa rappresentava: l'aura divenuta sacra a partire dal primo gerarca e contemporaneamente al potere temporale del principato legato al monastero principale. Ai rappresentanti maschili di questi lignaggi era generalmente riconosciuta una qualità ereditaria che li predisponeva a poter essere riconosciuti, all’occorrenza e non importa in quale momento della loro vita, come la manifestazione ricorrente della figura divina che si era inizialmente incarnata nel fondatore. Infine, certi ordini quali i Karmapa e più tardi i Gelugpa, optarono per il sistema delle reincarnazioni successive nelle quali il decesso di ciascun capo era seguito dalla ricerca della sua reincarnazione in un piccolo bimbo nato da una famiglia non prestabilita. Le differenze fra le scuole non erano dovute a divergenze dottrinali fondamentali. Esse venivano da interpretazioni particolari di alcuni concetti filosofici, di pratiche mistiche specifiche e dalla preminenza accordata a tale o talaltro ciclo tantrico. D'altra parte le scuole nate dalla seconda propagazione del Buddhismo si fondavano su nuove traduzioni e ricusavano i testi risalenti all'epoca monarchica per i quali l'esistenza di testi originali sanscriti non poteva essere stabilita. I loro adepti furono dunque qualificati dei ‘nuovi’ (sarmapa)' in opposizione agli ‘anziani’ (nyingmapa) che pretendevano perpetuare, senza discriminazione, gli insegnamenti della prima propagazione al seguito di Padmasambhava, divenuto loro eroe fondatore. Gli eruditi tibetani delle scuole ‘nuove’ cominciarono a riunire, rivedere e classificare la voluminosa letteratura buddhista ereditata, direttamente o indirettamente, dall'India. Quest’opera considerevole sfocerà, nel XIV secolo, nella costituzione di due vasti corpi canonici che racchiudono rispettivamente gli insegnamenti del Buddha e d’altre figure divine (Kanjur) e i trattati di maestri indiani (Tanjur). D'altra parte i maestri tibetani cominciarono a produrre, dall’XI secolo, una letteratura autoctona ricca e varia: esegesi certo dottrinali, ma anche rituali, canti mistici, biografie, storiografie, scienze ecc.
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His Holyness,
the Dalai Lama
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