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CENNI STORICI e CULTURALI

testo di Fernand Paul Meyer

  1. Introduzione
  2. L'area culturale tibetana
  3. Re, conquistatori e missionari buddisti (VII-IX secolo)
  4. Un Buddhismo carico di storia
  5. Crepuscolo dinastico e rinascita del Buddhismo (IX-XII secolo)
  6. Buddhismo e arte sacra
  7. Prelati e protettori stranieri (XIII-XVI secolo)
  8. Il Tibet dei Dalai Lama (XVII-XX secolo)
  9. L'arte profana

L'arte profana

Contrariamente a ciò che il lettore avrebbe potuto credere fin qui, l'espressione artistica tibetana non si limitò al solo dominio religioso, anche se quello fu, e resta, la sua principale fonte d’ispirazione e la sua finalità essenziale. Pochissime testimonianze d’arte profana anteriori al XVI secolo ci sono pervenute. Noi non sappiamo in sostanza nulla degli ornamenti delle case signorili prima dell'avvento dei Dalai Lama. Il vocabolario ornamentale dell'architettura di palazzo sembra tuttavia essere stato lo stesso di quello dei templi e dei monasteri. Le sale di rappresentanza senza dubbio erano adorne di pitture a tema religioso, simili a quelle delle sale delle assemblee dei monasteri, privilegiando forse i soggetti narrativi. In ogni caso è probabile che la cappella sia stata sempre l'oggetto prioritario delle esigenze estetiche e decorative, tanto nelle dimore dell'aristocrazia, quanto nelle case rustiche. La parte più curata, e generalmente situata nelle zone alte dell'edificio, serviva anche da camera per gli ospiti di riguardo. La ricerca estetica e ornamentale ha anche degli obiettivi più profani. I laici tibetani, soprattutto le donne ma anche i loro compagni, hanno un gusto pronunciato per gli ornamenti tanto diversi da una regione all'altra quanto generalmente sontuosi. Esse mescolano i gioielli e i reliquiari in oro, in argento o in rame alle perle e alle pietre semipreziose: turchesi, coralli, agate, infilati o fissati su supporti di stoffa rinforzata. Se gli ornamenti dell'uomo sono più sobri, certi oggetti d’utilità che egli porta addosso, specialmente il pugnale o la spada passata nella cintura, nel Tibet orientale, sono segni di prestigio o di virilità che richiedono, appena le risorse lo permettono, di essere trattati come oggetti d'arte. Questa regola si applica anche, tradizionalmente, alla bardatura e alla sella del cavallo. D'altra parte anche il lavoro artigianale può essere portato a livello d’opera d'arte nella realizzazione di certi oggetti d’utilità domestica particolarmente valorizzati dal fatto che essi sono oggetto di scambi sociali formali o in quanto indici di uno status. Questo in particolar modo nel caso dei recipienti legati al servizio del tè o della birra. Il tè preparato alla tibetana è consumato quotidianamente in grandi quantità da tutti gli strati sociali. All'infuso ottenuto dalle foglie del tè sono aggiunti del sale e del burro, poi sbattuto in un recipiente cilindrico a pistone verticale in modo da ottenere un'emulsione omogenea. Questa, in seguito, è versata in una teiera mantenuta al caldo su un braciere di ceramica o di metallo. Il tè al burro è solitamente consumato in tazze di legno o di porcellana. Può talora essere impastato con farina d'orzo abbrustolita conservata a portata di mano in scatole rotonde in legno naturale o laccato. Durante le cerimonie ufficiali o familiari o per onorare un ospite di riguardo, il tè è offerto in tazze preziose munite di supporti e di coperchi in argento finemente lavorato. Quanto alla birra d’orzo fermentato, simbolo fausto per eccellenza, essa è d'obbligo nei gesti rituali che accompagnano gli scambi sociali formali, specie nei matrimoni. Fra gli strati sociali più alti essa è, in queste occasioni, presentata in grandi brocche d'argento parzialmente dorate.
La gioielleria rustica, come gli oggetti e gli utensili metallici dei contadini sono tradizionalmente realizzati dai fabbri, lo status sociale dei quali è tenuto in poco conto nel Tibet centrale. In compenso gli oggetti d'arte d’uso profano erano realizzati o impreziositi con ornamenti dagli stessi artigiani: orefici, bronzisti, che producevano l'arte sacra. I materiali e le tecniche messi in opera sono, in effetti, identici: rame, ottone e argento a volte dorato, lavorati per mezzo di battiture, o repoussè o cesellati; ornati d’incrostazioni, di filigrana e di damascatura. Tuttavia segnaliamo l'importanza del lavoro del ferro nell'artigianato e nell'arte profana. Certi centri di produzione dell'antica provincia del Kham (sud-est del Tibet) erano particolarmente rinomati per la gran qualità tecnica e artistica della loro metallurgia. Il vocabolario decorativo degli oggetti profani è anch'esso essenzialmente lo stesso di quello dell'arte religiosa: fogliami floreali, loti aperti in boccioli, nuvole, leoni, draghi, mostri marini, uccelli mitici, gli otto segni di buon auspicio ecc. Vi si ritrovano pure anche degli echi dell'arte animalista delle steppe, soprattutto del Tibet orientale. Ciò che caratterizza senza dubbio più particolarmente l'arte profana è la sua propensione a sovrapporre materiali differenti, giocando così su contrasti di materiali e di colore, in modo particolare per mezzo di cerchiaggi di rame o d'argento finemente lavorati che si evidenziano da un fondo più grezzo di terra cotta, di ferro o di legno. Dopo l'entrata dell'armata rossa in Tibet nel 1950, il paese ha subito importanti turbamenti politici, sociali, economici e culturali che hanno colpito profondamente le sue strutture e i suoi valori tradizionali. Sarà sicuramente una perdita irreparabile per il patrimonio che appartiene a tutta l'umanità se queste trasformazioni dovessero mettere in pericolo l'identità culturale tibetana.

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